Catalogo "Miti scolpiti"
1996
di Marina savoia
Alcuni materiali, nell'entrare in intimo e fecondo rapporto con lo scultore, si offrono forse
più di altri al gioco ed esprimono uno vitalità anche sorridente.
È il casa dell'alabastro in cui un piccolo AMORE fa capriole fra i capelli di PSICHE in
un gioioso groviglio di forme accennate.
Ma non e la leggerezza del vivere l'elemento dominante delle sculture di Francesco Cento.
Della vita umana anzi, i materiali, terracotta e legno soprattutto, vengono impegnati ad esprimere
più contrasti che le conciliazioni, più gli Interrogativi che le risoluzioni, e gli
enigmi che non hanno ancora trovato risposta.
E anche se a volte nel procedere della ricerca e dell'impegno, la tensione si allenta e si
decanto in un GRANDE GESTO BLU o si diverte in una DANZA o si annulla nel ritmo dondolante di
una CULLA, proprio l'umana sofferenza sembra essere il terna più forte e ricorrente.
Si direbbe una sofferenza antica che viene dalla storia e dalle storie del mito, sofferenza del
nascere, del crescere e del vivere.
Ed è antico anche il dolore che si riconosce nel viso adolescente e nel corpo acerbo della PUBERTA'.
A volte il dolore sembra raccolto, racchiuso o assopito: nel volto dell'URNA, per esempio,
c'è appena un accenno a tensioni lontane, mentre parlano inquietanti ed estranee le sue
mani. A volte esplode nell'URLO muto di un uomo sullo specchio o si consuma nel vigore senza
speranza di un corpo nudo, contratto nel tentativo spasmodico di sollevarsi.
Emblematica lo fatica di nascere della CRISALIDE: la figura che esce con sforzo e determinazione
dall'involucro che la abbraccio e lo tiene ancorata. Viene da chiedersi se mai riuscirà
completamente o liberarsi dal suo bozzolo. lì suo panno pesante che la vincolo è
stato ed è ancora nello ricerca di Cento un "leit motiv" e impedisce l'uomo nello slancio
liberatorio.
Di tessuto sembrano le ali pesanti che sostengono e nello stesso tempo incatenano a terra le
figure svuotate e immateriali degli ANGELI. Ancora panni pesanti coprono, quale maschera infame
i BEATI PAOLI ed è storico la sofferenza dell'unico corpo nudo, rovesciata nello spazio ristretto del bassorilievo, Infine la veste bianca dl PULCINELLA:
stranamente spessa, accompagna e sottolinea, quasi metaforo del peso e della difficoltà del vivere.
C'è poi la sofferenza di solitudine.
Cento esplora il campo del rapporto uomo-donna, ma la coppia mitica di ETTORE e ANDROMACA che fa
da modello e si riproduce, fatica a trovare il piacere risolvente del comunicare.
Nell'INVITO ALLA DANZA, due grandi figure lignee stilizzate si dispongono al ballo; i gesti
sarebbero complementari, ma sono bloccati in una compostezza un pò mesta che suggerisce
ambiguamente tanto l'invito al ballo quanto il commiato.
Fra i due non c'è contatto; così come non c'è nell'altra coppia sdraiata,
dove la distanza è aumentata dalla diversità di stile e di atteggiamento.
Le figure sono dunque sole e la disposizione al dialogo e il desiderio di intimità
è una possibilità non consumata.
Sono sofferenti di solitudine come PULCINELLA, che è realmente oltre che idealmente sola.
Strano Pulcinella senza maschera: il cerone sottolinea più che nascondere i suoi
sentimenti, che non vengono comunicati a un pubblico, ma sono trattenuti in sè e si
esprimono appena nei lineamenti e nella postura. Le mani, grandi di esperienze e di lavoro,
sembrano raccogliere, accettare e sostenere il pensiero di tutto una vita, secoli, millenni di
vita su cui riflettere e di cui, inevitabilmente, tenere conto.